15. La Commedia come «instant-book»

Il poema, impregnato di autobiografismo più di ogni altra opera dantesca, registra fedelmente i mutamenti di schieramento e, soprattutto, il continuo variare delle attese del suo autore. Benché dia la sensazione di essere un organismo strutturato in modo ferreo, e perciò pensato e progettato in un solo momento, in realtà esso si è sviluppato giorno per giorno, con incessanti cambiamenti di rotta.

Da questo punto di vista è l’opera di Dante che più e meglio esprime la sua esigenza di parlare di sé, di ciò che ha fatto, detto, vissuto, delle sue prese di posizioni politiche, dei suoi ideali e della sua mutevole visione del mondo. La Commedia, dunque, è un poema bifronte: parla dei destini dell’umanità in una prospettiva escatologica e, nello stesso tempo, compie una lettura puntuale e insistita della più stretta attualità. È un’opera di finzione, ma in età medievale non esistono altre opere di finzione che registrino in modo così sistematico, tempestivo e quasi puntiglioso fatti della storia, della cronaca politica, della vita intellettuale e sociale contemporanei. E, per di più, senza temere di addentrarsi in retroscena noti solo per sentito dire o in quello che oggi chiameremmo gossip politico e di costume. Per molti aspetti, assomiglia agli odierni instant-book. I lettori di allora potevano riconoscervi eventi accaduti da pochissimo tempo e il profilo di molti personaggi scomparsi di recente o, addirittura, ancora in piena attività. Ebbene, nel corso della stesura Dante ha cambiato molto spesso le sue idee, è passato da uno schieramento politico a un altro, da un protettore a un altro, magari nemico del precedente. I percorsi biografici, le oscillazioni, le contraddizioni dell’autore sono tutti registrati nel libro, il quale si presenta, contemporaneamente, come lettura profetica della storia dell’umanità e come autobiografia. Ma è un’autobiografia assai particolare, dal momento che iscrive le azioni e i pensieri del protagonista nel destino di un uomo dotato del dono eccezionale della profezia.

La Commedia è un libro scritto pensando ai posteri, ma indirizzato a un pubblico vicino all’autore al momento della scrittura. Un pubblico che cambia nel tempo a seconda che Dante cambi il luogo di residenza, lo schieramento politico in cui milita, gli ideali a cui tende. Resta inalterato, però, il modo in cui, nel rappresentare la realtà extraletteraria, Dante connette la scrittura all’attualità. Questa penetra nel testo per ammicchi, allusioni, segnali criptici, messaggi sottintesi: Dante, infatti, è consapevole di stare scrivendo per un pubblico diverso nel tempo ma sempre informato, quindi capace di decodificare i messaggi nascosti e di capire le allusioni al presente. È bene insistere sul fatto che i cenni e le allusioni sparsi nel poema si riferiscono a fatti recenti, a volte recentissimi: molti possono essere compresi con facilità solo nell’immediatezza degli eventi (e infatti i loro riferimenti storici si sono in gran parte persi con il passare del tempo). Dante, certo, non poteva prevedere che la composizione di questo libro lo avrebbe impegnato per tutta la vita e che il Paradiso sarebbe stato pubblicato solo dopo la sua morte, ma sicuramente immaginava che gli sarebbero occorsi parecchi anni per completarlo. E allora perché tanta cura di «stare sulla notizia» pur sapendo che il testo sarebbe circolato quando quella notizia non sarebbe stata più tanto significativa? È ragionevole ipotizzare che egli non licenziasse singoli canti o gruppetti di canti consentendone copia, ma che durante i lunghi anni di lavoro ne desse lettura a un pubblico ristretto e interessato. Si comprenderebbe meglio, allora, perché affidasse a molti passi del libro messaggi politici che acquistavano valore proprio dall’essere emessi a caldo, a ridosso degli eventi.